2.08.2019

Stessa strada, stessi viali alberati, stesse rotatorie declinano da diverso tempo i miei percorsi settimanali per raggiungere la struttura ospedaliera nella quale mi stanno curando. Queste strade, questi viali hanno creato una nuova quotidianità e  familiarità anche visiva. Quando sono io a guidare l’auto mi piace osservare il percorso, come se fosse ancora la prima volta, quando guida mio marito, se sono troppo stanca, invece chiudo gli occhi per immaginarli.
Non dimenticherò mai queste vie. Le vie che ti portano in questi luoghi in fondo rimarranno indelebili, ché ti faranno sempre pensare alle battaglie affrontate e già vinte nel tuo piccolo, a quelle che ti appresti a vivere e probabilmente più avanti richiameranno la tua vittoria. Perché io questa vittoria l’ho già visualizzata.
A volte mi fa tanta paura il dolore e persino il ricordo del dolore che mi attraversa il corpo quando mi sottopongo ad alcune terapie. Provo a pensare solo alle note belle di questa musica che in alcuni momenti tocca note tristi e pesanti.
Mia cugina Alessandra ieri in uno scambio di rapidi messaggi pre-terapia, mi ha scritto “Sento nella tua voce spezzata la sofferenza ma anche la forza. Ho i brividi. La strada per trasformare il dolore in energia tu l’hai trovata da sola.[..]” – ha proseguito – scrivendomi una frase di Gibran che lei dice accompagnarla da anni. “ Più il dolore scava, più spazio ci sarà per la gioia che verrà.”
Voglio crederle, ed aggrapparmi a queste parole come le foglie degli alberi sempre verdi fanno con i rami che le ospitano.

Ieri ho effettuato il mio quarto ciclo di chemioterapia settimanale (taxolo) unitamente alla mia iniezione trisettimanale di farmaco biologico (trastuzumab).
Ho una particolare sensibilità al primo dei due farmaci (te pareva!) perché mi causa dolori piuttosto intensi a livello muscolare ed osseo, al punto che nel mio caso i tempi di infusione sono stati prolungati (da 1 ora a 4 ore nel mio caso) con tutta una preparazione medica importante e con dosaggi cortisonici come se non ci fosse un domani. «Pazienza– mi dico – basta non soffrire più del necessario e guarire.» In compenso mi hanno dato una bella stanza per farmi stare più comoda e per far sì che mio marito stesse con me.
Il farmaco miracoloso per il mio male rimane il farmaco biologico rispetto al quale per fortuna non ho sviluppato allergie. Il binomio farmacologico funziona meglio, dicono i medici per cui consigliano fortemente questo binario farmacologico.
Entrambi sono definiti farmaci “salvavita” e fa quasi specie questa definizione, perché nella tua testa pensi che senza di essi la tua vita sarebbe in pericolo, grave pericolo; io non morirò di cancro, ma di cancro si muore e c’è gente che ogni giorno vive con questa certezza in base alla quale ogni giorno in più di vita sia un incredibile miracolo.
Quando si dice che la ricerca è importante, si vuole dire anche questo. E non è mai banale ripeterlo. Perché tutti devono sapere. Perché quando il male non ci tocca direttamente, le orazioni sulla importanza del tema in questione si sprecano e a volte giacciono nel dimenticatoio.
Perché io mi salverò grazie a chi prima di me ha testato terapie sperimentali, rendendole sperimentate e quindi certa la mia guarigione.
Perché altri invece non avranno la mia stessa chance. Ed oggi questo è molto più grave di ieri.

Dopo la terapia ero un po’ provata e così ho riposato. Oggi va decisamente meglio. Mi sento abbastanza bene. Sono contenta. Soprattutto lo sono perché adesso gli effetti della terapia iniziano a vedersi anche esteticamente. Il mio corpo sta rispondendo alle cure. Questo mi dà una gioia fanciullina immensa. Mi sembra di intravedere una nuova me. Non riesco ancora a vedermi allo specchio come se tutto fosse come prima, ma so che quel momento non è così lontano.

Ieri una mia coetanea e conterranea, che considero amica, mi ha scritto un bellissimo messaggio di amicizia ed incoraggiamento. Spero che tutte le persone che mi scrivono possano comprendere quanto i loro pensieri mi aiutino a stare bene. Nel suo messaggio ha evocato la “bellezza collaterale” di un film che qualche tempo fa ho visto anche io al cinema.
Parafrasando un po’ il senso di questo film, bisogna imparare ad apprezzare la bellezza collaterale anche nelle situazioni più dolorose, sapendo che in certi momenti di difficoltà apprezzare il lato positivo delle cose non è impresa semplice. Bisogna far leva sulla consapevolezza di che siamo e del nostro vissuto. Grazie Angela per avermi fatto riflettere su questo.
Oltre l’arcobaleno voglio continuare ad attrarre me verso me stessa, per non dimenticare mai chi sono, grazie al mio mio vissuto, al mio passato ma soprattutto al mio presente e per rendere questo presente un futuro ancora più radioso di quello che mi sarei potuta immaginare.
“La cosa più importante è cogliere la bellezza collaterale che è il legame profondo con tutte le cose” ( dal film Collateral Beauty”).