06 agosto 2019

Nel tempo in cui cerco di rilassare la mente – impresa piuttosto difficile per una persona come me che persino quando dorme fa muovere neuroni – e di non pensare alle sedute che ancora mi mancano al termine dei cicli di chemioterapia, provo a leggere. «Le letture estive, si sa, incentivano la tranquillità e acquietano l’anima» – continuo a ripetermi. Così sono incappata in una frase che ho sentito calzarmi a pennello. “La felicità è silenziosa, Luce, ricordalo. Se fai troppo casino, lei ti passa sulla testa e nemmeno la senti”. ( Magari domani resto. Lorenzo Marone).
E’ vero, ho scoperto che la felicità è silenziosa.
Timidamente si affaccia sul mio volto. È ancora una felicità a metà e si confonde con lacrime di gioia e di dolore, di paura e di attese, ma è stato importante riconoscerla.
Sono stata felice oggi dopo la doccia. Perché per tanto tempo il male evidente, anche fisicamente, mi ha reso arduo lavare la parte coinvolta e guardarla. Vorrei ringraziare i medici per non avermela mai descritta per com’era.
Mia sorella, credo fosse marzo e subito dopo la diagnosi medica, mi disse “Beh sei stata brava ad accorgerti  e ad andare subito dal medico. Lo hai preso in tempo!”
Sinceramente non penso di aver avuto un gran merito al proposito, direi piuttosto che si è trattato di fifa, di incapacità a mentire a me stessa e di una buona vista. Intendo dire che solo un cieco non si sarebbe accorto di quanto il male si fosse già aggrappato alla mia pelle. Perseverare sarebbe stato sbagliato. E letale.

Ogni volta che aspetto la mia psico-oncologa nella sala d’attesa del padiglione di senologia, non leggo. Cioè, ci provo. Prendo il mio e-book, digito la password con l’intento di farlo. Non passano dieci secondi che già sono distratta dal traffico di donne che frequenta il reparto. Quindi non leggo.

Tutte le volte io alzo la testa e mi ritrovo a fissare questo quadro, che poi ho scoperto essere stato dipinto dai ragazzi di un liceo, e tutte le volte che lo scruto, penso a due cose: alle amazzoni ed al mio seno malato.
Le Amazzoni erano creature mitologiche greche, dedite alla guerra; le loro armi erano l’arco, la lancia e una spada portata a tracolla. Secondo alcune versioni del mito, alle bambine veniva amputata una mammella perché avessero meno intralcio nell’uso delle armi [..]
Prima di sentirmi rassicurata dalle cure, è successo che mi immaginassi come una Ippolita combattente, una regina amazzone appunto. Ma, per quanto le storie mitologiche siano belle, devo dire che questa immagine di me mi ha sempre resa profondamente triste. Dopo la caduta dei capelli ed il relativo effetto “soldato Jane”, vedermi monca come una amazzone sarebbe stato troppo. E sono profondamente grata che finalmente le cose stiano cambiando in meglio.
Ripensare al mio seno malandato, invece, è stato terribile. So che nella vita c’è di peggio, ma guardarsi e non riconoscere il proprio corpo, vederlo peggiorare giorno dopo giorno, crea una profonda smagliatura fra l’espressione estetica (e non solo ) di se stessi ed il mondo circostante, perché ti fa pensare che ciò che si vede fuori è solo una minima parte del cambiamento terribile che ti sta investendo dal di dentro. E ciò ti rende vulnerabile verso la vita che d’un tratto senti accorciarsi. E’ uno shock che personalmente non so descrivere in modo compiuto. Posso solo dire di aver evitato di guardarmi per tanti giorni.
Se la felicità è silenziosa, la malinconia al contrario ti urla dentro e si misura in pianti soffocati.
Per cui oggi esercitare il silenzio, mentre mi asciugo in accappatoio, mentre indosso un reggiseno che sia degno di questo nome, quando vesto abiti di una misura che ancora non è la mia, per me è un piccolo incredibile, infinito attimo di felicità.
#oltre l‘arcolbaleno inizia a far capolino un barlume di normalità. E ciò mi fa sperare che la guarigione non sia così lontana.
Si dice che la felicità sia uno stato difficile da raggiungere. Ogni tanto Lei torna a farmi visita. Così ricomporre gesti abitudinari mi fa sentire nuovamente completa.
Ho scoperto che questo è già tantissimo.