13.06.2019

Io e Gaia.

In questa foto c’è tutta la forza del mondo. Ed ogni volta che la guardo mi emoziono.
E’ un momento ‘kodak’ che ricorderò per tutta la mia vita, ed è uno scatto regalato dalla mia amica Tiziana qualche settimana fa in pizzeria.
Questa foto mi commuove perché si tratta di sguardi spontanei ed unici; quelli dei bimbi, ed in particolare dei propri figli, sono di questa specie.
Il motivo per cui provo emozione nel vedere questa foto sta nel fatto che ogni volta che mia figlia mi guarda e mi sorride trova in me il suo punto di riferimento. Temevo che con la perdita dei capelli lei si sarebbe spaventata.
Il giorno (il 12 maggio scorso, festa della mamma) in cui ho deciso di farmi radere i capelli, chiedendo a mio marito di farlo senza esitare, per me è stato il giorno della sofferenza e della liberazione. Sì, avete capito bene, il giorno della LIBERAZIONE; liberazione dalla frustrazione di vederli cadere incessantemente e di trovarmeli in ogni dove ( nel lavandino del bagno – che per ironia della sorte è pure bianco – in quello della cucina, per terra, sul cuscino, fra le mani, sul pettine, nella vasca da bagno, sui vari tavoli, mentre cucino, sul viso di Gaia…).
Ho stretto i miei occhi per frenare le lacrime che da sole riempivano il viso, perché non volevo piangere, volevo essere più forte che mai.
Ad opera finita, asciugate le lacrime, mi sono sentita bene.
“Una bella testolina pelata ed almeno per un po’ – mi son detta – niente tagli, né colore da ritoccare”. Un bel risparmio.
Sì sa che in un percorso di chemioterapia, i capelli cadranno. I medici te lo hanno detto, le infermiere ti hanno preparata con un prontuario di utili consigli (ad es. non andare in giro a capo scoperto, indossare parrucche, foulard o turbanti per proteggere il capo dal sole e dal freddo, ché le scottature e la cervicale tendono agguati improvvisi). Precisamente a partire dal 21° giorno dal primo ciclo di terapia. E così è accaduto anche per me. La caduta è arrivata più puntuale della scadenza di una rata di mutuo.
Ero preparata, è vero, ma bisogna ammettere che per certi cambiamenti non lo si è mai abbastanza.
Per quanto da sola lo abbia in qualche modo anticipato, preparandomi da diverso tempo (la mia parrucchiera ad aprile avrebbe voluto darmi la tessera fedeltà: nel giro di una ventina di giorni mi ha ritoccato la testa almeno 3 volte), l’impatto visivo ed al tatto è stato potente ed inaspettatamente sopportabile.
Ho letto che la caduta dei capelli per molte donne rappresenta un tale shock da precluderne la guarigione stessa nel senso che o rifiutano di affrontare le cure o le affrontano con animo particolarmente inquieto.

Non dirò che è stato facile come mangiare un gelato al pistacchio, ma è stato importante provare a razionalizzarlo.
Per fare la pace con questo mio nuovo status avevo bisogno di due consensi: quello di mio marito, il cui sostegno non è mai venuto meno, e quello della mia bambina.
Sapete – e qui penso che ogni donna mi capirà – per una donna la chioma, folta o rada, lunga (come lo era la mia) o corta che sia, è espressione tipica di femminilità, assurge a volte anche ad una protezione o espressione di sicurezza. Indipendentemente del fatto che trovarsi una testa da bowling sul collo non è neppure particolarmente salutare né attraente (certe fattezze stanno bene solo a donne bellissime come Natalie Portman nella versione calva del film V per vendetta!), io temevo che mia figlia, vedendomi, non mi avrebbe riconosciuta come la sua mamma ed avrebbe pianto per lo spavento che a volte causa la bruttezza. Così mi sono avvicinata a lei, guardandola come faccio sempre, l’ho presa fra le mie braccia e lei mi ha sorriso, come se nulla fosse cambiato. Questo suo sorriso aperto io lo porto ogni giorno con me, soprattutto quando vado a fare le terapie.

Lei non ha avuto paura o pensato che fossi un’altra persona. E’ stato un sollievo ed una incredibile gioia.
Inutile dirvi che mio marito da allora ogni giorno mi ripete che la mia bellezza sta nel mio animo e nella forza che ho nell’affrontare questa battaglia.
E comunque adesso in casa nostra, le teste col capello super corto sono tre: la mia, la sua e quella della nostra Gaia.
I capelli ricresceranno più forti e più belli di prima.
Intanto importa guarire.
Ecco, volevo raccontarvi della mia foto speciale e perfetta, probabilmente la più bella di tutte perché significa che io sto lottando e che in questa lotta non sono sola.
Oltre l’arcobaleno ci sono le foto, quelle belle, quelle che ti scaldano il cuore, che appianano anche le paure più recondite e che ti fanno sperare che tutti i pezzi piano piano torneranno a ricomporre il tuo puzzle.